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Lesioni Multilegamentose del Ginocchio

Diagnosi, chirurgia e recupero dopo un grave trauma delle lesioni multilegamentose del ginocchio

Le lesioni multilegamentose del ginocchio rappresentano uno dei quadri traumatici più complessi e delicati in ambito ortopedico e traumatologico. In genere causate da travisi ad alta energia (come incidenti stradali, cadute dall’alto o traumi sportivi ad alto impatto), queste lesioni coinvolgono la rottura contemporanea di almeno due dei principali legamenti dell’articolazione (LCA, LCP, LCM o LCL) e spesso si accompagnano a lussazione del ginocchio.

Trattare una lesione multilegamentosa richiede un approccio tempestivo, multidisciplinare e altamente specializzato. Di seguito analizziamo le fasi fondamentali della gestione medica: dall’emergenza iniziale alla ricostruzione chirurgica, fino al percorso di riabilitazione.

La fase di emergenza: diagnosi immediata e stabilizzazione

Nel primo momento post-trauma, l’obiettivo prioritario non è la ricostruzione dei legamenti, ma la salvaguardia dell’arto e la prevenzione di complicazioni neurovascolari permanenti.

  • Controllo e monitoraggio vascolare: L’arteria poplitea, decorrendo immediatamente dietro il ginocchio, è particolarmente esposta a rischi di stiramento o lacerazione a causa del disassamento articolare. Viene eseguito tempestivamente un ecocolordoppler o un’angio-TC per garantire che il flusso ematico verso la gamba e il piede sia perfettamente integro.
  • Valutazione neurologica: È fondamentale escludere lesioni da trazione a carico del nervo peroneo comune (SPE). Il medico verifica la sensibilità e la capacità del paziente di dorsiflettere il piede (ovvero muovere le dita e il piede verso l’alto).
  • Riduzione e fissazione esterna: Se il ginocchio risulta lussato o gravemente instabile, si procede alla riduzione immediata (riposizionamento in asse). In caso di grave sofferenza dei tessuti molli o spiccato edema, può essere applicato temporaneamente un fissatore esterno per stabilizzare l’arto e far sgonfiare i tessuti.

La Ricostruzione Chirurgica: Strategie e Tempi Operativi

RX, TC, RMN

  • Radiografie (RX): rappresentano il primo esame per individuare eventuali fratture e valutare l’allineamento articolare.
  • Tomografia computerizzata (TC): può essere indicata per approfondire la presenza e le caratteristiche di eventuali fratture.
  • Risonanza magnetica (RMN): permette di studiare le lesioni dei tessuti molli, in particolare dei legamenti crociati e collaterali, oltre a menischi e altre strutture articolari.

La Ricostruzione Chirurgica: strategie e tempi operativi

Una volta superata la fase acuta e stabilizzati i tessuti molli, si pianifica l’intervento di ricostruzione legamentosa. A seconda delle condizioni cliniche complessive e dell’entità del trauma, il chirurgo ortopedico valuterà due diversi approcci:

Intervento a Tempo Unico (One-Stage)

Se le condizioni cutanee, vascolari e il quadro infiammatorio lo consentono, il chirurgo effettua la ricostruzione di tutti i legamenti lesionati — crociato anteriore (LCA), crociato posteriore (LCP) e legamenti collaterali (LCM e LCL) — in un’unica seduta operatoria. Questo approccio riduce il numero complessivo di interventi, ma richiede un’elevata esperienza chirurgica e una gestione anestesiologica accurata.

Intervento a Tappe (Two-Stage)

In presenza di spiccata infiammazione, edema persistente o lesioni cutanee, si preferisce una strategia chirurgica graduale:

  1. Prima fase: si ricostruiscono o riparano i legamenti periferici (collaterale mediale o posterolaterale) per restituire stabilità sul piano frontale.
  2. Seconda fase: a distanza di qualche mese, una volta recuperata parte della mobilità e risolta l’infiammazione, si procede con la ricostruzione dei legamenti crociati interni.

Prognosi e Percorso Riabilitativo: il successo a lungo termine di un intervento di ricostruzione multilegamentosa dipende in larga misura dall’aderenza del paziente al protocollo fisioterapico.

Tempi di Recupero

Il periodo di guarigione e ritorno alle normali attività (o allo sport) varia generalmente dai 9 ai 12-15 mesi. Si tratta di un percorso lungo, che richiede costanza e monitoraggio periodico tramite visite di controllo e risonanze magnetiche.

Il Ruolo del Tutore Articolato

Tutore ginocchioNelle prime 6-8 settimane post-operatorie, il paziente deve indossare un tutore articolato graduato. Questo dispositivo consente di limitare e controllare i gradi di flesso-estensione, proteggendo i neo-legamenti e le suture biologiche mentre si integrano progressivamente nel tessuto osseo.

La Fisioterapia e la Riabilitazione

Il percorso riabilitativo è strutturato in fasi ben definite:

  1. Recupero della mobilità passiva e attiva: Nelle prime settimane l’attenzione è rivolta al recupero del range di movimento (ROM) e al controllo del dolore.
  2. Rafforzamento muscolare: Successivamente, la fisioterapia si concentra sul potenziamento progressivo dei muscoli quadricipiti e ischiocrurali. Questi gruppi muscolari agiscono come veri e propri “freni di emergenza” dinamici, fondamentali per stabilizzare l’articolazione e alleggerire il carico sui nuovi legamenti.
  3. Propriocezione e riatletizzazione: Nelle fasi finali si lavora sul controllo neuromuscolare, sull’equilibrio e sul ripristino dei gesti motori complessi.

Considerazioni Finali

Le lesioni multilegamentose del ginocchio rappresentano una sfida complessa, ma grazie ai moderni protocolli di chirurgia ortopedica e a percorsi riabilitativi personalizzati è possibile raggiungere un eccellente recupero funzionale. Una diagnosi tempestiva nelle prime ore dal trauma e la scelta del corretto timing chirurgico rimangono i fattori chiave per una prognosi favorevole.

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Dr. Antonio Giardella, Chirurgia Articolare e Traumatologia dello Sport

 

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