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Sport invernali e infortuni alla spalla

Infortuni alla spalla durante gli sport invernali

Le piste da sci e i park da snowboard, soprattutto in periodi di elevata frequentazione come gennaio e febbraio, sono molto spesso scenario di infortuni. Statisticamente, i traumi alla spalla rappresentano oltre il 12% della traumatologia sciistica totale e arrivano a coprire circa il 40% delle lesioni che interessano la parte superiore del corpo.

La sintomatologia dolorosa può variare sia interini di intensità che di comparsa (più o meno graduale) ed è in molti casi accompagnata da una limitazione funzionale (spesso il soggetto non riesca a sollevare o ruotare il braccio senza avvertire dolore). A seconda della dinamica dell’infortunio, le strutture coinvolte possono essere ossee, tendinee o legamentose.

Cause e fattori di rischio nei traumi da sci e snowboard

Sebbene la montagna non faccia distinzioni, i dati mostrano una prevalenza di infortuni negli uomini adulti (età media 35 anni). Nel 93% dei casi, la causa è una caduta accidentale, seguita dagli impatti da collisione con altri sciatori.

I meccanismi lesivi principali sono riconducibili a quattro dinamiche:

  • Impatto diretto sulla spalla.
  • Caduta/trauma con il braccio teso in avanti (iperestensione).
  • Trauma con braccio lontano dal corpo (abduzione).
  • Torsione violenta causata dal bastoncino rimasto conficcato nella neve fresca o nel ghiaccio.

Lesioni più frequenti durante gli sport invernali

Tra le lesioni di spalla più comuni durante la pratica dello sci o dello snowboard vanno annoverate:

  • Lussazioni gleno-omerali 
  • Rotture dei tendini della cuffia dei rotatori
  • Lussazioni acromion-claveari

Le fratture della spalla sulla neve: clavicola e omero

In ortopedia, le fratture vengono classificate come composte (i frammenti restano allineati) o scomposte (i capi ossei perdono il loro contatto naturale). Durante la pratica degli sport invernali non è insolito che una frattura da trauma sia accompagnata da lussazione.

Le sedi maggiormente colpite sono:

  1. Clavicola: È l’osso più esposto nei traumi diretti. Si manifesta con dolore intenso e spesso con una deformità visibile.
  2. Omero Prossimale: Tipico degli impatti ad alta energia; può compromettere seriamente la mobilità futura se non trattato correttamente.
  3. Trochite Omerale: Una frattura che può verificarsi in isolamento o associata a una lussazione, mettendo a rischio l’integrità della cuffia dei rotatori.

Nota bene: In presenza di fratture, è vitale escludere tempestivamente complicanze neurologiche o vascolari che richiedono un intervento d’urgenza.

Lussazione e sublussazione: quando la spalla “esce”

La lussazione gleno-omerale si verifica quando la testa dell’omero perde il contatto con la glena (la cavità della scapola).

  • Sublussazione: È una perdita parziale e temporanea del contatto articolare. Il dolore è immediato e può ripresentarsi in determinati movimenti.
  • Lussazione completa: La perdita del rapporto articolare è definitiva fino a riduzione medica. Il braccio appare bloccato e il dolore è lancinante.

Entrambe le condizioni danneggiano i legamenti e i tendini preposti alla stabilità, rendendo la spalla più vulnerabile a futuri episodi di instabilità.

Lesioni della cuffia dei rotatori: rotture e infiammazioni

Uno dei rischi più subdoli dopo una caduta sugli sci è la lesione dei tendini della cuffia dei rotatori. Queste rotture possono essere parziali o complete e non sempre impediscono il movimento nell’immediato. Il segnale d’allarme principale è il dolore notturno o il dolore persistente durante i movimenti di sollevamento. Ignorare questi sintomi può portare a un peggioramento della lesione, rendendo necessario un intervento chirurgico più complesso in futuro.

Gestione del dolore persistente

Se dopo una caduta non sono evidenti deformità, ma il dolore non accenna a diminuire, è consigliabile:

  1. Utilizzare un reggibraccio per mantenere l’articolazione a riposo.
  2. Applicare ghiaccio a intervalli regolari.
  3. Assumere antinfiammatori (previa consultazione medica).

Qualora si noti una perdita di forza o una rigidità progressiva, la visita ortopedica specialistica diventa fondamentale. Attraverso l’esame clinico e indagini strumentali come la Risonanza Magnetica (RM) — con o senza mezzo di contrasto in caso di sospetta instabilità — è possibile identificare con precisione la lesione e pianificare il trattamento più conservativo ed efficace possibile.

IMPORTANTE: Spesso, l’adrenalina, il freddo o l’uso di comuni antidolorifici possono mascherare la gravità di un infortunio. Una buona muscolatura può compensare una piccola frattura o una lesione tendinea iniziale, ma il danno rimane. Segni come ematomi, deformità o perdita di sensibilità al braccio sono indicatori di condizioni preoccupanti (fratture o danni neurologici) che richiedono una diagnosi specialistica immediata.

 

Leggi anche: Protesi di spalla – diagnosi pre-operatoria 

Hai dolore persistente dopo un’infortunio? Contattaci per un consulto specialistico.
Dr. Antonio Giardella, Chirurgia Articolare e Traumatologia dello Sport




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