Differenze principali e funzioni della protesi di spalla anatomica e inversa.
Quando il consumo della cartilagine o un trauma grave rendono necessario un intervento di chirurgia protesica alla spalla, la scelta del dispositivo non è mai casuale. Esistono infatti due approcci biomeccanici ben distinti: la protesi anatomica e la protesi inversa.
Capire la differenza tra queste due tipologie significa comprendere come viene ridefinito il meccanismo di movimento della spalla per eliminare il dolore e restituire la funzionalità articolare.
La Protesi Anatomica: Il Ripristino dell’Anatomia Naturale
La protesi anatomica è progettata per riprodurre fedelmente la struttura originale dell’articolazione, sostituendo unicamente le superfici usurate o danneggiate dall’artrosi.
Come funziona la struttura:
- Sulla testa dell’omero viene applicata una componente sferica in metallo.
- Sulla glena della scapola viene inserita una cavità concava in polietilene con o senza Metaldec (plastica ad altissima resistenza).
Il meccanismo e il ruolo della Cuffia dei Ruotatori:
Sostituendo il rivestimento cartilagineo rovinato, la protesi elimina lo sfregamento osseo causa di dolore profondo. Tuttavia, per funzionare, questo impianto ha un requisito fondamentale: i tendini della cuffia dei ruotatori devono essere integri e perfettamente ben funzionanti.
In una spalla anatomica, infatti, sono proprio questi tendini interni a stabilizzare la sfera nella sua cavità e a fare da “motore” per permettere l’elevazione e le rotazioni del braccio.
Quando si utilizza:
- Artrosi primaria (omartrosi concentrica) in cui la cartilagine è consumata ma la componente tendinea è ben conservata.
- Necrosi avascolare della testa omerale.
La Protesi Inversa: Il “Trucco” Biomeccanico
La protesi inversa rappresenta una vera e propria rivoluzione in ortopedia. Viene definita “inversa” perché l’architettura classica dell’articolazione viene letteralmente ribaltata, invertendo le posizioni tradizionali di sfericità e concavità.
Come funziona la struttura:
- Sulla glena della scapola viene fissata la componente sferica (glenosfera).
- Sulla parte superiore dell’omero viene alloggiata su uno stelo metallico la parte concava
Il meccanismo e il ruolo del Muscolo Deltoide:
Quando i tendini della cuffia dei ruotatori si rompono in modo irreparabile, la spalla perde il suo perno di rotazione e il braccio non riesce più ad alzarsi (un quadro clinico noto come spalla pseudoparalitica).
Invertendo i ruoli delle componenti si sposta il centro di rotazione dell’articolazione più in basso e più all’esterno. Questo cambio di geometria mette in tensione il muscolo deltoide (il muscolo esterno della spalla, che non deve essere compromesso).
In questo modo, è il deltoide a farsi carico di sollevare il braccio, prescindendo completamente dai tendini della cuffia non più funzionanti.
Risultato clinico:
- Scomparsa del dolore acuto e notturno.
- Ripristino dell’autonomia nei gesti quotidiani fondamentali, come pettinarsi, vestirsi, guidare o raggiungere oggetti posti in alto.
Quando si utilizza:
- Artropatia associata a lesione massiva e non riparabile della cuffia dei ruotatori.
- Fratture complesse dell’omero prossimale (particolarmente frequenti nei pazienti anziani o con osteoporosi).
- Fallimenti o esiti negativi di precedenti interventi chirurgici.
Le Differenze Sostanziali in Sintesi
Mettendo a confronto i due interventi, le differenze chiave risiedono in tre elementi principali:
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La Geometria dell’Impianto
La protesi anatomica mantiene la sfera sull’omero e la cavità sulla scapola. La protesi inversa fa l’esatto contrario, fissando la sfera sulla scapola e la cavità sull’omero.
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Il “Motore” del Movimento
Nella protesi anatomica il movimento del braccio è affidato ai tendini della cuffia dei ruotatori. Nella protesi inversa, l’azione dinamica è svolta prevalentemente dal muscolo deltoide.
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La Condizione Clinica del Paziente
La protesi anatomica è indicata per chi soffre di sola usura cartilaginea ma conserva i tendini della cuffia dei rotatori. La protesi inversa è la soluzione d’elezione quando l’artrosi è accompagnata dalla distruzione dei tendini o da un grave danno strutturale dell’osso prevalentemente glenoideo.
Considerazioni Finali
Sia la protesi anatomica che quella inversa garantiscono oggi tassi di successo estremamente elevati nel risolvere la sintomatologia dolorosa e nel restituire qualità di vita al paziente. La scelta del dispositivo più adatto richiede un’accurata valutazione ortopedica integrata da esami radiografici e di Risonanza Magnetica e TAC, fondamentali non solo per analizzare lo stato di salute dei tendini e della struttura ossea, ma anche per programmare nel dettaglio l’intervento, al fine di personalizzare sempre di più l’impianto e garantire risultati sempre migliori.
Oggi le protesi sono inoltre sempre più modulari, permettendo, quando necessario, di passare da una protesi anatomica a una inversa nel tempo, ad esempio in caso di rottura dei tendini. Le moderne protesi consentono inoltre di risparmiare sempre più osso e, anche in presenza di una perdita ossea, di sostituire la parte mancante attraverso l’utilizzo di augment in metallo.
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Dr. Antonio Giardella, Chirurgia Articolare e Traumatologia dello Sport
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